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INTEGRAZIONE COME RECIPROCO SCAMBIO

L’INTEGRAZIONE VISTA DAI BAMBINI

L’immigrazione sembra rappresentare una grande sfida non solo per il nostro Paese, ma per tutta l’Europa. L’opinione pubblica corre spesso il rischio di fornire una distolta visione del fenomeno dell’immigrazione.

I mass-media, a cui siamo molto esposti, danno voce soprattutto a continue emergenze e trattano di immigrati solamente in determinate occasioni, trascurando una corretta percezione e informazione del fenomeno riguardante milioni di cittadini stranieri.

Infatti, come nelle storie raccontate, ogni individuo ha la sua importanza, le sue esperienze, le sue origini e vive ogni avvenimento in modo soggettivo.

Nel nostro stato la legge determina che i minori stranieri presenti sul territorio italiano, hanno il diritto e dovere all’istruzione, chi ha bambini o chi lavora nella scuola, anche del nostro comune, ne sa qualcosa.

L’istituzione scolastica è sempre più costellata di storie di inserimenti, di accoglienza e di integrazione, non sempre facili, di bambini accomunati da una provenienza non italiana ma tutti soggettivamente diversi.

Per questo, a livello istituzionale, sono nati “Strumenti di intervento per alunni con Bisogni Educativi Speciali”, i BES di cui si parla dall’emanazione della Direttiva ministeriale del 27 dicembre 2012. Questo provvedimento è riferito a quell’area dello svantaggio scolastico molto più ampia di quella riferibile esplicitamente alla presenza di deficit. Si tratta di svantaggio sociale e culturale, disturbi specifici di apprendimento e/o disturbi evolutivi specifici infine includono difficoltà derivanti dalla non conoscenza della cultura e della lingua italiana perché appartenenti a culture diverse.

Questa normativa, tiene in considerazione il fatto che gli alunni stranieri nelle scuole italiane, secondo il MIUR Ufficio di Statistica, oltre che variegata quanto all’origine (circa 200 Paesi differenti) è sempre più numerosa.

La scuola, con il suo mandato istituzionale, le sue competenze professionali, le sue opportunità e i suoi vincoli organizzativi deve orientare e guidare un percorso di integrazione.

Nelle scuole gli operatori scolastici, mettono tutta la loro professionalità, tutto il calore umano, per porsi in un atteggiamento di ascolto e dialogo, per mediare le esigenze e i bisogni di tutti i singoli alunni/ragazzi che compongono l’eterogeneità di una classe. Ma spesso non è così facile dialogare coi diversi bisogni educativi dei singoli soggetti che compongono il gruppo, ma è una sfida che ogni anno, gli insegnanti, rinnovano e portano a termine, non senza difficoltà.

Inoltre in alcuni plessi del nostro comune, grazie a un progetto, insegnanti di ruolo e insegnanti in pensione offrono ore del proprio tempo per migliorare le conoscenze della lingua dei bambini stranieri.

In base alle esperienze di un insegnante, alcune famiglie vorrebbero aiutare i loro figli ma non hanno i mezzi e tendono a chiudersi in se stesse e spesso i bambini diventano i mediatori tra la loro famiglia e la società.

..Io dico sempre a mia mamma e anche a mio padre di
imparare un po’ meglio l’italiano per non farmi fare brutte
figure, ma loro lavorano sempre e non imparano mai a parlare
bene, per questo io delle volte mi vergogno a andare in giro con loro.

(V., 10 anni, da, Italiani per esempio)

Perché per un bambino straniero l’integrazione non si ferma alla realtà scolastica, dovrebbe essere una cosa più ampia, di interscambio, perché l’integrazione sociale vuol dire: assimilazione di un individuo, in un ambiente sociale, in un’organizzazione, in una società costituita.

Questo presuppone assenza di pregiudizi o opinioni veicolate da mass media, che rendono uguali tutti gli stranieri, quando invece, ogni singolo bambino ogni singola persona, famiglia o storia è unica, speciale e diversa!!

Integrazione, integrarsi o volersi integrare sono concetti, atteggiamenti di una complessità straordinaria sia per chi accoglie che per chi viene accolto, che deve affrontare paure, difficoltà e radici culturali differenti, e non sempre ha le risorse, i mezzi o la motivazione sufficienti per farlo.

E sarebbe bello quindi, a volte, stare ad ascoltare chi forse ne sa più di noi e nella propria semplicità ci dice….
..Secondo me i bambini, se non sapevano che erano nati tutti in paesi diversi, era più facile andare d’accordo. Anche da grandi. (D. 10 anni, da, Italiani per esempio)

 


Dott.ssa Lonardi Lisa

Psicologa dello Sviluppo e dell’Intervento nella Scuola

P.I 04075760233Lisa Lonardi