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Siamo una… margherita

Questa sera stavo pensando all’essere umano come ad una margherita.

Infondo tra tutti i fiori è forse uno di quelli che più gli assomiglia. Guardala, la margherita, è così piccola, ma così forte, è uguale a tante altre nel giardino, ma unica in se stessa.

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Resiste a tutte le intemperie, resiste all’aria fredda delle prime notti di primavera -ehssì, perchè fa ancora freddo ad aprile!-. Magari può venire calpestata, ma lei si rialza sempre. Ha tanti petali, quante le sfumature dell’unica personalità di ognuno. A me ricorda un viso, il suo pistillo, e i petali i capelli, tanti piccoli ciuffi spettinati.

Cosa ti ricorda la margherita?

Ricordo che quando ero bambina usavo le margherite per prendere le decisioni: “m’ama, non m’ama…” … quante margherite hanno sacrificato i loro petali per donarmi un po’ di certezze. Mi vengono in mente le persone, quando si supportano a vicenda nelle domande della vita, mentre si danno consigli o rassicurazioni, portando a volte un po’ di pazienza, donando il loro tempo alle contraddizioni dell’altro. Qualcuno ha più petali, altri meno. Qualcuno ha più domande, altri meno.

genuine_chamomile_matricaria_chamomilla_chamomileCome tante margherite mentre cercano i raggi solari, molti esseri umani cercano nella fede l’energia per andare avanti: che sia in un “Dio nell’alto dei cieli”, in un Dio immanente nell’aria e nella luce o un Potenziale Interiore presente in ognuno.

Credo dovremo prendere esempio dalle margherite.

Quando osservo le margherite spesso le vedo cresciute in cerpuglietti, sono vicine ad altre margherite. Anche noi esseri umani cerchiamo la vicinanza. Non sappiamo vivere in completo isolamento, il calore dell’altro ci è necessario.

chamomile_grass_genuine_chamomileRicordo di uno psicologo, Harlow, che aveva fatto un esperimento con delle scimmie macaco. Aveva separato dei cuccioli di scimmia dalla madre  e li aveva inseriti in un box con due sostituti materni praticamente identici: un pupazzo morbido e caldo che non dispendeva cibo e un robot di latta fornito di biberon. I cuccioli sfruttavano il robot-biberon solo per la poppata, ma mostravano una preferenza per il pupazzo morbido, al quale restavano avvinghiate tutto il resto del tempo. (se ti interessa vedi il video qui: https://youtu.be/LBHdx3XdRtE)

Le ricerche di Renè Spitz hanno dimostrato che bambini allevati in orfanotrofio, in cui venivano considerevolmente privati delle stimolazioni fisiche (gesti di cura come carezze, segni di riconoscimento, manipolazioni…), morivano o crescevano mostrando forme psicopatologiche gravi.

Per Maslow uno dei bisogni espressi nella sua conosciuta piramide è proprio il bisogno di affiliazione. Dare e ricevere amore e l’appartenenza a un gruppo non sono cose “in più”. Sono essenziali, per tutti noi.

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La teoria delle relazioni oggettuali, in campo psicoanalitico, afferma che quella di orientarsi verso un oggetto d’amore sia una necessità… siamo nati così. L’uomo non può stare solo. Stare con gli altri è un bisogno.

Tornando alle margherite ma pensando all’amore, mi viene in mente la relazione di coppia. Certamente, c’è amore anche al di là della coppia (se ne eri all’oscuro clicca sull’immagine qui in basso e scopri le ultime novità in tema di relazioni), ma vediamo ora le unioni tradizionali.

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La coppia si è creata principalmente per motivazioni evoluzionistiche nel momento in cui l’uomo è divenuto sedentario, come necessità per la tutela dei possedimenti e della prole (fonte: B. Vieri, Le stagioni dell’amore. Filogenesi, ontogenesi e comportamento sessuale umano, Franco Angeli, 2004). Su tale base, la cultura si è evoluta, promuovendo ideali per cui il far parte di una coppia è una meta generale per sentirsi felici e realizzati. Si pensi a come il “…e vissero per sempre felici e contenti” della Walt Disney sia stato per anni e anni un tassello nell’educazione sentimentale delle bambine.

Al di là della questione inerente la tipologia di coppia desiderata, il “coppia si, coppia no” ecc… un dato di fatto è quello per cui la stragrande maggioranza delle persone cerca un/una partner. Eccome! E l’auspicio generale è quello che la relazione duri… magari proprio quel “…per sempre felici e contenti”.

field-grass-flower-chamomileTalvolta questo non accade. Chi non lo trova, chi non lo tiene. Chi ce l’ha e si sente comunque così solo… così incredibilmente solo dentro… l’isolamento emotivo e sociale nella società contemporanea è un rischio in aumento. L’ampliamento dello spazio mentale e immaginativo del soggetto grazie all’ambiente multimediale, può scatenare “il paradosso della ricchezza che impoverisce. (…) Lo spazio sembra quasi annullato, le distanze terrestri si accorciano e perdono di significato” (fonte: C. Castelli, F. Sbattella, Minori oggi, tra solitudine e globalizzazione, Vita e pensiero, 2005, p. 79). Ragazzi ed adulti particolarmente timidi possono sentirsi rassicurati da un mezzo (come i social network) che permette loro di interagire senza approciarsi direttamente, ciononostante alla scienza del comportamento è chiaro che l’evitamento dell’ansia ha come diretta conseguenza quella di mantenerla, l’ansia, non di trasformarla.

Non è un processo meccanico questo che racconto. La modernità ha portato, d’altra parte, una ricchezza estrema in moltissime dimensioni, potenziale che se utilizzato con saggezza piò decisamente migliorare la vita di ognuno di noi. Può essere anche strumento per ovviare alla solitudine, anzichè amplificarla (basti pensare a internet come mezzo per ricercercare eventi, hobby e occasioni di aggregazione).

Da qualche parte avevo sentito dire: se siamo tutti soli, allora siamo insieme in questo (PS I Love You, film 2007). Tornando a pensarci come margherite, una cosa è certa… in ogni caso facciamo tutti parte dello stesso prato.

L’autrice: Dott.ssa Bocchi


Dott.ssa Martina Bocchi – Psicologa
martina.bocchivr@gmail.com – 3401284704
Albo A, Ordine degli Psicologi Veneto: n. 9713
3401284704 (VR)

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